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Cooperazione internazionale in adozione in Russia

 

Quando parliamo di cooperazione con la Russia, normalmente ci riferiamo all'economia.

La Russia è il nostro maggiore fornitore di energia. Dipendiamo dalla Russia per riscaldare i nostri appartamenti e fornire di energia le nostre industrie.

Risulta pertanto difficile poter parlare di cooperazione internazionale in ambito sociale.

Esiste però una fervente società civile ed una discreta sensibilità da parte delle istituzioni. Sono numerose le ONG locali dedicate alla protezione dei minori. Esistono di fatto le basi per la realizzazione di concreti progetti; ad ostacolare parzialmente questi interventi è però la restrittiva legge che obbliga le ONG internazionali a produrre uno specifico elenco di documenti utili alla registrazione.

Tale procedura è propedeutica all’avvio di interventi su tutta la Federazione. Il 18 aprile 2006 entra in vigore in Russia la legge che prevede la registrazione delle ONG che intendono lavorare sul paese.

La legge è stata criticata da Human Right Watch ancor prima che fosse firmata da Putin.
Holly Carter, direttore esecutivo di HRW per la divisione relativa all'Europa e all'Asia centrale, ha dichiarato che questa legge rappresenta "un assalto senza precedenti al lavoro dei gruppi che difendono i diritti umani".

Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato in alcune interviste che questo tipo di controllo è necessario «per prevenire il finanziamento estero di attività politiche».

Un russo su dieci, oggi partecipa attivamente alle attività promosse dalle organizzazioni non governative.

È quanto emerge da una ricerca sulla partecipazione sociale condotta dal Yuriy Levada's Analytical Center, secondo cui i sostenitori delle ong in Russia sono circa 12 milioni. Nel 2007, nel Rapporto sullo stato della società civile nella Federazione Russa, la Camera pubblica della Federazione Russa ha contato 359.020 organizzazioni registrate di tipo non commerciale.

Una definizione che, secondo il Codice civile russo, si applica ad enti molto diversi tra loro oltre che alle ong: dalle associazioni pubbliche a quelle religiose, dalle fondazioni alle cooperative di consumatori fino alle partnership di tipo non commerciale. Secondo il capo dell'Ufficio di registrazione russo, inoltre, le ong sarebbero 182mila.

San Pietroburgo è una delle regioni che guida lo sviluppo del settore delle organizzazioni non commerciali in Russia. Tra il 2001 e il 2006, il numero di ong attive è aumentato del 40% e ha superato del 34% la media di tutto il Paese.La crescita della quantità totale è dovuta, soprattutto, alle unioni di proprietari di appartamenti, una realtà non profit che viene supportata dal governo. Quindi le cifre suddette non corrispondono direttamente alla crescita delle iniziative pubbliche registrate.

Secondo il Centro per lo sviluppo delle ONG, a San Pietroburgo sono attive circa 22mila organizzazioni non governative. Proprio da questa città negli ultimi mesi sono partite le aspre proteste di piazza contro la legge sulle ong, approvata ad inizio del 2006, che aumenta il controllo governativo sulla società civile complicando le procedure di registrazione dei nuovi enti senza scopo di lucro

Prima di questa legge, per le ONG era sufficiente informare delle proprie attività l'Ufficio russo per le registrazioni.
Oggi ogni organizzazione deve presentare informazioni dettagliate sia sulle attività che sulle spese.
Esiste però una reale necessità di intervenire con progetti di cooperazione nell’ambito della protezione dei minori in stato di abbandono.

Il Regional Monitoring Report "A Decade of Transition" (The MONEE Project, UNICEF 2001) sottolinea come la situazione di bambini fuori-dalla-famiglia assuma una rilevanza particolare nell’Europa Centrale ed Orientale e nei Paesi della ex-Unione Sovietica.
Un’ideologia diffusa infatti sovrastimava piuttosto il ruolo sociale ed educativo dello Stato nella cura dei bambini in condizioni di precarietà.
Questa politica portò ad un massiccio sviluppo del sistema di cura istituzionale piuttosto che a servizi di assistenza alla famiglia di tipo preventivo rispetto all’abbandono.

All’inizio degli anni ’90 furono avviati i primi processi di riforma dei sistemi nazionali di protezione dell’infanzia con l’obiettivo di ridurre il numero di bambini istituzionalizzati e affidati ai servizi pubblici.
Tuttavia, un decennio dopo è sconfortante registrare che al contrario delle aspettative il numero di minori fuori-dalla-famiglia è ulteriormente aumentato. Il Report MONEE ha calcolato che oltre 1.5 milioni di bambini risultano separati dai loro genitori e vivono in uno dei migliaia di istituti pubblici aperti nei 27 paesi considerati."

Il benessere economico che ha portato ad un aumento delle nascite fino agli anni ’90 nel mondo occidentale, non ha avuto significative ripercussioni in Russia dove, inoltre, la pratica dell’aborto è ancora oggi molto diffusa.

L’assetto ambientale in Russia, pur avendo moltissime risorse a disposizione, non ha ancora creato condizioni favorevoli per lo sviluppo del benessere dei suoi abitanti, soprattutto nelle zone di più elevata concentrazione industriale, di installazioni militari e di agricoltura intensiva.

La sanità, dopo il crollo del regime, ha subìto un vistoso declino, soprattutto se si considera che, nella maggior parte dei casi, le condizioni di vita delle famiglie sono legate a un reddito al di sotto della soglia di povertà.
Gli alloggi non adatti al nucleo familiare, il sovraffollamento degli appartamenti, la mancanza di privacy, l’infedeltà, le procedure di divorzio relativamente semplici e la mancanza di operatori qualificati che assistano le famiglie in crisi, sono tutti elementi che contribuiscono ad incrementare le separazioni e la disgregazione familiare.

A fare le spese di questa situazione spesso sono i bambini. Da una famiglia inesistente si arriva spesso alla vita di strada e da questa, generalmente, a quella in istituto.
In molti casi sono gli stessi servizi sociali a sottrarre i bimbi alla famiglia e ad affidarli agli istituti statali, i così detti Internat.
Purtroppo, l’istituzionalizzazione rimane la modalità privilegiata di assistenza. Negli Internat mancano le condizioni perché il bambino possa crescere in modo equilibrato per imparare a vivere nella società.

Quando il minore esce dall’istituto, in genere a 18 anni, impreparato ad affrontare la vita, emergono gravi problemi di devianza e delinquenza. Come sappiamo gli interventi di cooperazione internazionale possono contemplare varie aree d’implementazione.

L'attenzione delle ONG che si occupano di cooperazione si concentra , in generale sul processo di privatizzazione, sul mercato del lavoro, sulla creazione o il rafforzamento delle istituzioni esistenti, sulle riforme legislative, sulle problematiche sociali, sull'istruzione, sulla tutela del patrimonio religioso e culturale.

Nel caso specifico della Federazione Russa sarebbe doveroso intervenire a livello culturale, sulla diffusione del concetto di accoglienza familiare. Attraverso interventi di capacity building nei confronti di associazioni locali e di Institutional Building è importante porre le basi per una sostenibilità che preveda la Famiglia come risorsa principale a favore dei minori in stato di abbandono.